La pesca a Chioggia: passato e presente
(convegno promosso dal Comitato le Tegnue
auditorium 29.09.06)
La pesca è una delle attività più peculiari della gente chioggiotta. Già dopo il Mille, i pescatori erano riuniti in una "scola o fraglia" con un proprio statuto, "la Mariegola di S. Andrea", che regolamentava i periodi e le modalità della pesca. Le barche più antiche utilizzate per la pesca furono le "tartane" (che fin dal XIV secolo servivano anche come velieri da combattimento), le "sardellere" e i "pielaghi" (da pelagus: mare). Dalla metà del 1600, la pesca, prima limitata nelle acque lagunari e lungo le coste, si cominciò a svolgere anche in alto mare. E questo per far fronte alla crisi occupazionale dei marinai, causata dai nuovi flussi commerciali con le Americhe. Dall'800 iniziò l'epoca del “bragozzo”, la tipica barca a fondo piatto, esportata un po’ in tutto l’Adriatico, diventata il simbolo stesso della città. Allora le zone di pesca più battute erano il golfo dell’Alto Adriatico dall’Istria alle Marche, ma ci si spingeva lungo le coste dalmate anche fino all'Albania. Si partiva in compagnie, di 18-20 imbarcazioni, con un capo-pesca, per delle campagne che duravano intere stagioni. Il pescato, tramite le "portolate" (barche da trasporto) veniva smerciato a Chioggia e soprattutto a Venezia, come stabilivano apposite leggi del "Governo Vecchio", la
 
magistratura che aveva giurisdizione sulla pesca in tutto il territorio lagunare.
Ogni anno i pescatori chioggiotti erano soliti fare almeno quattro grandi campagne di pesca; e i rientri avvenivano per la Settimana Santa, per l’11 giugno, festa dei santi patroni Felice Fortunato, per il 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario e per Natale. Queste soste, di solito brevi, servivano anche per sistemare gli attrezzi, per far manutenzione alle barche e per cambiare il vestiario che veniva conservato nella caratteristiche “casse da mare”, a volte decorate con santini e immagini di santi protettori.
I bragozzi di solito pescavano in coppia a strascico con la “coccia”. La tartana invece da sola con una rete simile, ma di dimensione più piccole. Ma il tipo di pesca poteva variare in rapporto alla stagione. In rapporto alle singole specie venivano usate in momenti diversi dell’anno reti e strumenti di cattura diversi. Spesso vere e proprie specializzazioni che davano il nome a quelli che venivano chiamati “mestieri”. Il ricercatore Levi Morenos, in uno studio del 1916 ne raccolse addirittura 54. Esiste comunque una consolidata suddivisione del settore in tre ambiti: mare, laguna e valle, ciascuno con strumenti, peculiarità e regole diversi.
Questo mondo, fatto di costumi, tradizioni, simbologie, canti, preghiere ha prodotto un folklore molto particolare tuttora oggetto di studio. Una festa sorta all’insegna di questa tradizione alla fine degli anni ’39, la Sagra del Pesce, è tuttora momento vivo di richiamo anche turistico.
Una delle caratteristiche della marineria chioggiotta fu ed è tutt’oggi il
forte frazionamento della proprietà: spesso l’armatore è anche il capobarca. Proprio quest’assenza di grossi capitali e investimenti nel
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