da: “Nonno Bruno” – autobiografia di Bruno Boscolo Agostini (1920-1995)

L’affondamento del “Quarnaro”
L’8 settembre Badoglio annunciò che l'Italia si ritirava dal conflitto e ci sarebbe stato un cambiamento di fronte: gli Angloamericani diventavano nostri alleati e i Tedeschi nemici.
Tentammo di lasciare la rada con la nave, per andare a consegnarci a Malta agli alleati, come da accordi presi, ma al centro della baia di Gaeta i carri armati “tigre” tedeschi ci cannoneggiarono e affondarono. Io ho fatto fino all’ultimo il mio dovere.
Assieme ad altri marinai e sottufficiali avevamo subito organizzato una inutile resistenza, uccidendo anche dei soldati tedeschi, che poi da loro furono vendicati. [...] Oltre ai 12 militari, c'erano imbarcati anche120 civili specialisti in ogni campo, dalle armi alle macchine, agli apparati elettrici.
Quella sera l'8 Settembre 1943 ero in libera uscita, mi ero recato proprio al cinema, proprio a Elena. Poco dopo era entrato in sala un marinaio gridando il mio nome. Tutti lo zittirono e io gli dissi se era impazzito. Ma lui continuò ancora più forte, dicendomi che il comandante voleva vedermi, perché la guerra era finita. A queste parole, si accesero le luci, lo spettacolo si fermò: tutti esultavano e si abbracciavano.
Mentre uscivamo chiesi a quel marinaio di spiegarmi bene cosa stava succedendo. Allora mi riferì di un comunicato
 
trasmesso via radio, che avvertiva della fine delle ostilità. Ora tutte le navi dovevano portarsi verso Malta per consegnarsi agli alleati. Bisognava tenere ben salde le armi e reagire contro qualsiasi tentativo di disarmo.
Arrivato a bordo cominciai a preparare la nave per la partenza, ma le caldaie per andare in pressione ci volevano almeno cinque ore. Alle otto di sera montai di guardia. C'era un'atmosfera cupa, i carri armati tedeschi si erano allontanati portandosi verso Formia. Alle nove un aereo sorvolò il Golfo. Il cielo era trapuntato di stelle. Una mezz’ora più tardi dissi al capo guardia che quel silenzio mi sembrava alquanto strano. Forse era preferibile andare a terra a controllare.
Scendemmo dal barcarizzo e con la pistola in pugno ci incamminammo per la banchina giungendo fino in fondo. Di notte doveva esserci una sentinella, io gridai la parola d'ordine e tutto in un momento partirono raffiche di mitra che colpirono alle gambe il mio compagno. Mi gettai a terra e sparai tutti i colpi della mia pistola. Tornò il silenzio. L’uomo gemeva. Lo trascinai a bordo e diedi l’allarme.
Molti marinai accorsero, facemmo trincea con le brande. I tedeschi ci sparavano e noi rispondevamo. Dopo mezz’ora, ancora silenzio, ordinai il cessate il fuoco, perché non c'erano ufficiali e sottufficiali. All’improvviso da Elena (quartiere fuori le mura di Gaeta) i carri armati con i loro cannoni iniziarono il tiro al bersaglio sulla nave che, colpita in più parti, affondò. Io mi buttai a mare e a nuoto raggiunsi la riva. Da quel momento iniziò l’odissea per portarmi al Nord verso casa.[…]
I Tedeschi reagirono con rabbia e determinazione, occupando tutta la Penisola e disarmando tutti i soldati italiani, che furono trasferiti nei campi di concentramento. Si formò subito la Repubblica Fascista di
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